La notte in cui Amazon ruppe Internet

Un disservizio nei sistemi S3 di AWS mette in difficoltà siti e app. Un problema di piccola entità che svela la debolezza di Internet com'è oggi. Pur se risolto in poche ore.Se non avesse causato quattro ore di problemi, ci sarebbe quasi da sorridere: quando i server nel datacenter in Virginia di Amazon S3, il servizio di storage messo in piedi da Amazon Web Service, hanno smesso di funzionare correttamente i tecnici dell'azienda di Jeff Bezos hanno perso l'accesso pure al pannello di controllo che mostra lo stato dei servizi.

Col risultato che non era possibile aggiornare i clienti sulla situazione, e per non lasciare all'oscuro su quanto stava capitano è stata presa la decisione di comunicare gli aggiornamenti sull'intervento a mezzo Twitter.La notte in cui Amazon ruppe Internet.Un disservizio nei sistemi S3 di AWS mette in difficoltà siti e app. Un problema di piccola entità che svela la debolezza di Internet com'è oggi. Pur se risolto in poche ore Milano - Se non avesse causato quattro ore di problemi, ci sarebbe quasi da sorridere: quando i server nel datacenter in Virginia di Amazon S3, il servizio di storage messo in piedi da Amazon Web Service, hanno smesso di funzionare correttamente i tecnici dell'azienda di Jeff Bezos hanno perso l'accesso pure al pannello di controllo che mostra lo stato dei servizi. Col risultato che non era possibile aggiornare i clienti sulla situazione, e per non lasciare all'oscuro su quanto stava capitano è stata presa la decisione di comunicare gli aggiornamenti sull'intervento a mezzo Twitter.Quello che è successo è stato probabilmmente banale a livello tecnico: un disservizio può sempre capitare quando si ha a che fare con enormi sistemi informatici aggregati in un colossale datacenter. Quello che spinge a riflettere sono le conseguenze di questo disservizio apparentemente banale: Amazon è conosciuto ai più per l'e-commerce, ma la sua offerta di cloud computing si è fatta strada in pochi anni diventando una risorsa indispensabile per tantissime aziende (sono oltre 120mila i domini che si appoggiano a vario titolo alla tecnologia Amazon) che approfittano dello storage a basso costo di S3, o a Cloudfront per rendere più veloce la fornitura delle pagine ai browser dei navigatori.Di conseguenza è successo che nella serata di ieri gli utenti di molti siti, ma pure di app di ogni genere, abbiano iniziato a riportare sui social dei problemi che incontravano nello svolgere le azioni di tutti i giorni. Instagram, Quora, Imgur, IMDb, ma anche siti istituzionali come quelli di una compagnia aerea: il paradosso è che pure un sito come Is It Down Right Now, che si usa per scoprire se un sito è davvero offline o è la propria connessione ad avere qualche problema, è finito offline a causa del problema di S3. Pure degli interruttori intelligenti, di quelli che fanno accendere e spegnere la luce a mezzo smartphone, per qualche ora hanno smesso di funzionare.Nell'arco di quattro ore circa i tecnici Amazon sono intervenuti e hanno risolto il problema. Ma è inevitabile fare una riflessione su quanto siano profondamente interconnesse molte delle proprietà e dei servizi presenti oggi in Rete. Non va neppure sottovalutato il fatto che le app presenti sugli smartphone, per quanto sembrino un universo differente, sono anch'esse legate a doppio filo con l'universo di Internet: attraverso Internet, naturalmente, transitano i dati che costituiscono le foto, le chat e la musica che riempiono lo schermo, così come la magia della chat sincronizzate su PC, tablet e smartphone sono frutto di un archivio unico che tipicamente è situato in servizi di storage come quello di Amazon.
Fonte PuntoInformatico

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